Milano, 23 luglio 2012 - “In tempi difficili come gli attuali, con il perdurare della crisi economica e lavorativa, non si sentiva proprio l’esigenza di avviare a Milano una sterile e pretestuosa battaglia d’immagine e ideologica per l’istituzione del registro delle unioni civili. Sarebbe più utile che l’Amministrazione Pisapia si preoccupasse, con atti efficaci e di propria competenza, di risolvere i reali problemi dei milanesi, a partire da quelli delle famiglie che sono il vero motore della nostra società.” È quanto dichiara Roberto Biolchini, Consigliere provinciale dell’Udc, con riferimento al dibattito che si apre oggi in Consiglio comunale a Milano per l’istituzione del registro delle unioni civili.
“Siamo al 23 luglio – continua Biolchini – perché non abbiamo visto lo stesso impegno e la stessa urgenza per inserire misure fiscali e tariffarie di favore alle famiglie con figli, in una Milano in cui la pressione fiscale sulle famiglie è cresciuta in modo così forte? Se qualcuno vuole giocare al piccolo parlamentare per colmare «il vuoto di carattere legislativo» e svolgere un ruolo di «stimolo» al dibattito nazionale sulla questione delle unioni di fatto o meglio, senza tante ipocrisie, dei matrimoni gay, si candidi alle prossime elezioni politiche. È il Parlamento la sede appropriata e competente dove affrontare un tale dibattito e definire una normativa.
Come sostengono molti giuristi, già oggi il Regolamento anagrafico della popolazione residente (D.P.R. 223/1989) definisce, all’articolo 4, la famiglia anagrafica come l’«insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti e aventi dimora abituale nello stesso Comune.» Considerato che i servizi anagrafici dipendono dal Comune – conclude Biolchini – già ora quindi registrano le convivenze tra persone legate da vincoli affettivi. Perché, allora, creare uno specifico registro comunale delle unioni civili, riguardante cioè le sole convivenze affettive? Il dubbio è che si tratti di una forzatura amministrativa per equiparare, almeno a livello di servizi comunali, le unioni civili (indifferentemente se tra persone di sesso diverso o del medesimo sesso) alle famiglie fondate sul matrimonio. E questo sarebbe profondamente scorretto perché non si affronta la questione nella sede opportuna, vale a dire il Parlamento. Se, invece, per quanto è di competenza comunale, l'intento è quello di aiutare le coppie di fatto, magari con figli, si rimuovano gli ostacoli presenti all’interno dei regolamenti già esistenti”.

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