Dopo il caso Polverini e della regione Lazio emergono le contraddizioni. Purtroppo, negli ultimi anni c’è stata una sorta di caccia alle streghe: stampa e politica avevano individuato il capro espiatorio ideale. In una presunta ottica di risparmio dei costi della politica, ci si è accaniti sulle Province e la loro cancellazione e non si è affrontato quello che è il vero problema: la voragine delle Regioni e del Parlamento. Analizzando le spese di tutte le istituzioni locali, la Bocconi certifica che nel totale della spesa corrente, quella delle Province rappresenta il 4,5%, contro il 72,7% delle Regioni. Regioni che essendo a statuto autonomo presentano anche tra di loro notevoli differenze. L’emolumento percepito da un consigliere regionale dell’Emilia Romagna è la metà di quello di un consigliere lombardo, si va dai 5.666 ai 12.666 euro. In Lombardia il costo complessivo del Consiglio si aggira intorno agli 11 milioni di euro all’anno e con l’anno prossimo si arriverà a non avere più vitalizi e trattamento di fine mandato. Una situazione quanto meno assurda se si pensa che l’unica vera competenza di questi enti è la sanità, che però è organizzata su scala provinciale attraverso le Asl. Iinvece di abolizione e riordino varrebbe la pena parlare di razionalizzazione dei costi che sarebbe da attuare, non soltanto eliminando le ultime province create, ma anche tagliando nel settore rappresentato dai 4.500 enti territoriali proliferati negli ultimi anni come enti parco, comunità montane e consorzi. In ottica di spending review e di sacrifici chiesti al Paese, non si tratta di una guerra tra privilegiati, ma di guardare alle cifre in maniera seria, altrimenti il rischio è quello di fare un’analisi populista ben lontana da quelli che sono i veri eccessi nella spesa pubblica e nella politica. Razionalizzare dovrebbe essere sinonimo di ottimizzazione e non di tagli apportati senza una vera strategia di pianificazione e di programmazione del territorio. In caso contrario si continueranno a spendere cifre enormi senza avere neppure i servizi necessari.
Milano, 26 settembre 2012

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