Come più di una volta hanno ripetuto alcuni economisti, la
famiglia meriterebbe un Nobel per l’economia. Difatti, i danni che si arrecano a
una società in cui il valore della famiglia non è sostenuto in modo adeguato, diventano
maggiormente evidenti con il procedere del suo sgretolarsi: instabilità
sociale, mancanza di assunzione di responsabilità, accentuato individualismo,
sfilacciamento della solidarietà… Allora, che senso ha oggi il VII Incontro
Mondiale delle Famiglie a Milano?
Il tema del raduno delle famiglie, il rapporto tra “lavoro e festa”, è interessante perché
tocca due dimensioni della vita strettamente correlate, nessuna delle quali
deve escludere l’altra. Si tratta di un’occasione privilegiata per ripensare al
lavoro e alla festa nella prospettiva delle relazioni umane e familiari.
Per affrontare in modo corretto le difficoltà attuali
della famiglia, occorre però premettere, con estrema chiarezza, che essa è il
nucleo fondante della società, così come è previsto anche dalla nostra Carta
Costituzionale all’art. 29. In
un’epoca di accentuato individualismo e utilitarismo, per troppi, fare famiglia
significa risolvere un problema personale, affettivo, di futuro dell’esistenza.
Il vero significato di fare famiglia, invece, dovrebbe essere quello di creare
uno dei nodi di una rete a sostegno della vita di una comunità, di una società,
di tutti.
Purtroppo, oggi, i temi del lavoro e della festa hanno
perso il loro significato originario.
Il lavoro, per chi ha la fortuna di averlo in questo
periodo di crisi economica, è spesso precario, frammentato o paradossalmente
aumentato senza adeguato corrispettivo economico. Senza lavoro non si può
creare una famiglia. Un mondo del lavoro senza regole e che non metta al centro
la famiglia, va inevitabilmente a erodere i concetti di tempo libero, di riposo
e dei legami da coltivare. Pur di tenersi il lavoro si è disposti/obbligati a
ridursi lo stipendio, ad aumentare o ridurne le ore. Oggi il lavoro è qualcosa
che travolge tutto e tutti e per parlare di festa bisogna che ci sia anche il
lavoro.
La festa non è più celebrazione dei valori e tempo per fare
memoria, per aiutarci a vivere un'esistenza pienamente umana. Basti pensare ai
recenti contrasti riguardanti la parata militare del 2 giugno, in occasione della
Festa della Repubblica, che da appuntamento celebrativo è diventata occasione
per la polemica politica. Addirittura oggetto della discordia, in riferimento all’emergenza-terremoto
nel cuore dell’Emilia-Romagna non più “grassa”, ma gravemente ferita. È la
riprova di come si viva in un eterno presente, ormai senza radici e memoria, dove
ci si dimentica del proprio passato, anche recente, e dal quale si ha fretta di
evadere per rifugiarsi in un futuro che ci si illude essere migliore. Chiare le
parole del Presidente Napolitano, secondo il quale è giusto onorare gli
italiani che in tante missioni militari «hanno
sacrificato la vita o riportato gravi ferite ed è giusto onorare il contributo
che anche dai militari viene dato alla nostra sicurezza e, in ogni emergenza,
al soccorso civile».
Ecco allora che quella del Family 2012 a Milano è stata un’opportunità
culturale per riflettere su questi aspetti della vita. Un momento di riflessione
mondiale perché credenti e non continuino ad interrogarsi sul vero senso della
famiglia, non solo come soggetto da tutelare per gli importanti compiti sociali
svolti, ma anche perché il suo ben-essere
si leghi in modo virtuoso ad una collettività più sana, più felice e più ricca.
È per questo che ogni ambito della società dovrebbe porre al centro la famiglia:
non come soggetto da assistere, ma come risorsa attenta alla qualità delle
relazioni oltre che all'economia dello stesso nucleo familiare.
Milano, 3 giugno 2012




